La definizione di bisessualità

Una delle conseguenze dell’invisibilità bisessuale è che il suo significato è poco conosciuto e spesso confuso da molti. Ma qual è la definizione di bisessualità?
Ci sono stati molti modi di descrivere questo orientamento negli anni e a breve parleremo della sua evoluzione, ma prima di tutto vogliamo dare la definizione che riteniamo più corretta e che è maggiormente condivisa dalla comunità bisessuale internazionale:

La bisessualità è l’attrazione a persone di più di un genere

Questa definizione potrebbe essere diversa da quella che avete sentito utilizzare o da quella che vi aspettavate di leggere, nonostante sia stata adottata dalla comunità da molti anni ormai. Alcune varianti comunemente utilizzate sono “attrazione a due o più generi” o “attrazione a generi come il mio e differenti dal mio”,  ma i significati sono molto simili e sottolineano tutti alcuni punti importanti:
-il genere non è binario
-la bisessualità non è binaria
-non ci sono ulteriori condizioni per potersi definire bisessuali

L’origine del termine
Come altri termini utilizzati per descrivere gli orientamenti sessuali, il termine bisessualità ha avuto origine dalla letteratura scientifica del XIX secolo per catalogare quella che all’epoca era considerata una patologia sessuale ed era classificata come la presenza di attrazione eterosessuale e omosessuale allo stesso tempo. Successivamente è stato adottato da Freud per descrivere la sessualità infantile prima della sua stabilizzazione. Uno dei primi a dare alla bisessualità un’accezione più simile a quella utilizzata oggi è stato Alfred Kinsey, nei suoi celebri lavori sulla sessualità umana. Per Kinsey la bisessualità era il punto centrale di una scala che andava da eterosessualità a omosessualità  e costituiva il punto più alto di una distribuzione a campana che secondo le sue teorie la poneva come l’orientamento più diffuso nell’essere umano.

La nascita della comunità
Le radici della comunità LGBTQIA affondano in una storia di tabù e cancellazione. Per questo motivo, per gran parte della sua storia, i termini utilizzati per definirne le varie parti sono stati vaghi e poco definiti. Per moltissimi anni termini come “gay” o insulti come “queer” definivano in modo generico le persone che uscivano dal contesto ciseteronormativo, almeno finché le persone non hanno iniziato a organizzarsi in gruppi, associazioni e comunità, mirate a combattere per i propri diritti e per la propria visibilità.
Intorno agli anni ’80 sono nati i primi collettivi dedicati nello specifico alla bisessualità e nel 1990 nasce una rivista sul tema chiamata “anything that moves” (un riferimento allo stereotipo secondo cui le persone bisessuali vogliano farsi “tutto ciò che respira”). In questa rivista possiamo trovare la prima definizione documentata di bisessualità scritta da persone bisessuali, nello specifico in una sezione denominata “manifesto bisessuale”.

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“la bisessualità è un’identità fluida a sé. Non date per scontato che la bisessualità sia binaria o duogama per natura, che abbiamo “due” lati o che DOBBIAMO essere impegnati con entrambi i generi per essere soddisfatti come umani. Infatti, non date per scontato che ci siano solo due generi.”
Appare dunque molto chiaro come anche negli anni ’90, quando la decostruzione del binarismo di genere era ancora ai suoi inizi, già la bisessualità veniva dipinta dalla comunità come aperta e inclusiva di tutti i tipi di identità.

La comunità oggi
Al giorno d’oggi la comunità bisessuale si sviluppa in gran parte online, grazie ai social che hanno dato alle persone bi uno spazio che all’interno delle associazioni LGBTQIA gli è spesso stato negato.
Con una comunicazione più diretta e fluida, spesso le comunità online hanno cercato una definizione di bisessualità che fosse al tempo stesso inclusiva e semplice, senza troppe digressioni mirate a smontare gli stereotipi come la definizione del manifesto.
​Lo sguardo di molte di queste realtà si è rivolto verso le parole dell’attivista bisessuale storica Robyn Ochs​

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“Mi definisco bisessuale perché riconosco di avere in me la possibilità di essere attratta – romanticamente e/o sessualmente – a persone di più di un sesso e/o genere, non necessariamente allo stesso tempo, non necessariamente allo stesso modo, non necessariamente allo stesso grado.”
Le parole di Ochs hanno offerto un ottimo modo di racchiudere la vasta gamma di identità appartenenti all’orientamento bisessuale in un concetto semplice e inclusivo. Successivamente molte realtà hanno deciso di abbreviare la definizione optando per un più semplice “attrazione a più di un genere” o “attrazione a due o più generi”, ma tenendo sempre conto del fatto che la parola “bisessuale” deve poter accogliere chiunque sia attratt* da più generi, a prescindere da quanti ne siano o con quale distribuzione.

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