A due anni dall’uscita e dalla vincita del Premio Oscar come miglior sceneggiatura originale per Emerald Fennell (che era anche al suo debutto alla regia), Promising Young Woman (Una donna promettente) continua a essere un’esperienza che raccomando a chiunque. E in particolar modo a chiunque tenga al femminismo intersezionale. In questo articolo spiegherò estesamente il perché, ma senza tanti spoiler.
È una contaminazione di generi molto interessante: revenge story, commedia nera, commedia romantica, dramma
Di rado si vede un’operazione riuscita quanto quella di LuckyChap Entertainment (forse perché al suo interno ci lavorano tantissime attrici che stanno dimostrando di essere molto più di un bel visino, Margot Robbie in testa?) nel proporre un prodotto originale. Sì, gioca con generi cinematografici che conosciamo bene, ma infonde loro nuova vita. Li mescola, remixa, credi che ti stia portando in una direzione, ma poi arrivi dove non credevi di poter arrivare. L’attenzione rimane alta, perché dei tropi apparentemente familiari sono spiazzanti per i modi e i contesti in cui vengono usati.
C’è una donna di quasi trent’anni con un passato oscuro e travagliato che sta cercando vendetta, non per se stessa e non per un uomo che abbia amato. C’è una frattura mai sanata, e lei (Cassandra Thomas, interpretata da una superba Carey Mulligan) non avrà pace finché non l’avrà risolta, a meno che non scelga di cambiare. C’è un amore all’orizzonte, e la possibilità di una nuova vita, se lei deciderà che ne valga la pena. C’è un umorismo britannico squisito, che nulla toglie alla profondità e alla drammaticità di certi momenti forti, ma la vicenda si ambienta negli USA (sebbene possa ambientarsi ovunque per le tematiche narrate). C’è una protagonista con una volontà d’acciaio e non disposta a cedere di un millimetro (o forse sì, alle condizioni giuste?). C’è un cervello a detta di chiunque “sprecato” nella protagonista, perché ha scelto di essere geniale in altri modi (o forse è una ragazza bruciata e irrisolta?). C’è un ciclo che continua a ripetersi, e un mistero che vorremmo sondare, visto che spesso ci chiediamo cosa porti la protagonista ad agire in un certo modo ogni finesettimana. Ci sono tutti i tasselli che tornano insieme, quando scopre che una persona del suo passato ha deciso di trasferirsi nuovamente nei dintorni. C’è un piano che cambia, perché arrivano nuove informazioni (o forse sta solo assumendo un’altra forma?). E Cassie, quale strada imboccherà? E il film, quale strada imboccherà? E noi che stiamo guardando?
È un film che obbliga a interrogarsi sul proprio concetto di forza di volontà, etica, valori del vivere civile… ma non lo fa mai in maniera moralista (Emerald Fennell ha deciso volutamente di non mettersi su un piedistallo in tal senso!). Ci fa sbellicare dalle risate, ci intrattiene, ci sconvolge, ci commuove, ci fa incazzare, ci avvince, ci traumatizza, ci regala un’esperienza inimitabile.
È un ritratto onestissimo della cultura dello stupro
Quante volte al cinema abbiamo visto la vicenda del pover’uomo accusato di stupro da una lurida arpia che voleva derubarlo, cercava attenzione a causa di traumi non curati, o per una ripicca meschina?
Quante volte, alternativamente, abbiamo visto una vicenda nebulosa e contorta, sospesa, in cui nel finale “spettava al pubblico decidere chi mentisse tra lui e lei” in quanto “anziché prendere univocamente le parti di qualcunə preferiva indagare la complessità delle vicende umane” (e invece non le indagava affatto con questa furba mossa di assoluzione individuale/collettiva, che io chiamerei parata di culo)?
Quante volte abbiamo visto vittime (personaggi scritti da uomini, naturalmente) che “si rifiutavano di pensare a se stesse come delle vittime, loro erano donne forti”, ed essendo sopravvissute lo usavano come momento per fare le “fenici”, ergendosi al di sopra del trauma ed uscendone come donne “migliori” (cioè più adulte, emancipate, sveglie, pronte a menare cazzotti come le loro controparti maschili, magari)?
Quante volte abbiamo visto, alternativamente, personaggi scritti per essere sempre e solo delle vittime, da compiangere più che da aiutare, e magari con qualcosa di patetico, simile all’agnello sacrificale, per permetterci di stare sempre qualche spanna sopra di loro, pensando che “a noi non sarebbe potuto capitare”?
Bene, Promising Young Woman prende ognuna di queste cose e le scaraventa dalla finestra. Prende posizione e non lo fa in modo banale. Mostra che lo stupro sia una realtà traumatica e che possa spezzare vite, al posto di essere un fatto della vita inevitabile o un espediente per migliorarsi qualora si avesse la “forza d’animo” di uscirne. Mostra che possa capitare a chiunque, incluse le madri di famiglia, le donne ricche e rispettabili, le ragazze scatenate e sicure di sé, e quelle che si ritengono troppo delle brave ragazze per credere di essere in pericolo. Esprime concetti sacrosanti e non lo fa con né con inutili pietismi né con assoluzioni di massa. Lo fa in modo arrabbiato, ma mai sguaiato. È assertivo, innegabile, e non lascia scampo ai “se” e ai “ma”.
Io all’interno ci ho trovato tante di quelle frasi che ho sentito ripetere fino alla nausea, da quella sui “bravi ragazzi” che per questo si arrogano il diritto di avere la qualunque, fino a quella sulle vittime credibili o incredibili, che davvero ho perso il conto di quante volte mi abbia fatto sentire rappresentata.
Cassandra Thomas è la migliore antieroina degli ultimi tempi
Tutto il mio amore per Carey Mulligan (sì, lei col volto elfico e il corpicino esile, lei che non sceglie mai ruoli che sarebbero facilissimi da interpretare per se stessa/se riesce a immaginare un’altra in quel ruolo manco si scomoda) è stato incrementato grazie alla sua Cassie. Sorprendente come al solito, trasformista e desiderosa di sempreverde rinnovo, ha sicuramente trasmigrato le sue caratteristiche nella migliore protagonista apparsa sullo schermo negli ultimi anni.
Chi l’ha trovata un’antieroina troppo disturbante ed estremista ma ha potuto capire/condonare le azioni del Joker nell’interpretazione di Joaquin Phoenix (al quale Cassie è stata giustamente paragonata) dovrebbe farsi due domande.
A guidare la vicenda abbiamo una bionda non solo intelligente, ma proprio geniale. Una mastermind ferita, con un’ala spezzata, problemi a fidarsi e lasciarsi andare, che però riesce comunque a portare un grande contributo. Una donna mossa da un enorme senso di giustizia, in grado di essere amorevole, ironica e vendicativa al contempo. Una vera femminista intersezionale, legatissima alle sue amiche, trans ally e solidale anche con le ancelle del patriarcato (che però non manca di stravolgere mentalmente, per mostrare il suo punto di vista).
Se vi sembra così sfaccettata che potrei star descrivendo una persona vera, è perché di fatto è così. Cassandra Thomas è al contempo un simbolo e una donna tanto complessa da essere vera. E questo è uno dei più grandi meriti del film.
Cassandra Thomas mostra che le donne possano essere tutto questo e molto di più. Che possano essere capaci di sadismo, manipolazione, azioni al limite del consentito, folli voli, spietatezza, ma anche di perdono, gratitudine, tenerezza disinteressata, accoglienza, umorismo, eccentricità e autenticità. Che possano avere una bussola morale intatta anche se sotto certi aspetti non siano mai cresciute. Che possano stabilire da sole le proprie regole (e poi infrangerle). Che nessuna di queste cose entri in contraddizione, perché ci restituisce un’immagine unitaria e coerente di un essere umano che conosce se stesso e le proprie capacità.
È un personaggio straordinario, e per la maggior parte delle persone è stato impossibile non fare il tifo per lei.
Rivolta la cultura pop e i suoi simbolismi mostrandone la profondità
Seriamente, in una delle sequenze più romantiche del film c’è la musica di Paris Hilton. Nella sequenza di apertura (con tanto di rivoletto rosso che non sappiamo se sia sangue o ketchup) in sottofondo sentiamo una cover di It’s Raining Men. In uno dei momenti culminanti c’è una cover di Toxic di Britney Spears.
Il film è pieno di colori pastello, estetica di dolcetti, cupcake, torte, ragazzine in gonna e scarpette di raso, gomme da masticare di un rosa sgargiante. È pieno di simbolismi di angeli e di Madonne. E dimostra quanto possano essere cose serie anziché triviali.
Quanto bisogna essere attaccatə al concetto di sobrio, decoroso, “maschile”, per ritenere un messaggio affidabile? Quanto la serietà di ciò che abbiamo davanti è determinata in larga parte dal rifiuto della cultura pop, “femminile”, “leziosa”?
Qui si va ben oltre il semplice “non prediligerle a un livello estetico”, e anche oltre il semplice o perentorio “doversele far piacere a forza”. Promising Young Woman è una sapiente riscrittura di codici culturali, che rivolta come un calzino facendoceli conoscere di nuovo, cosicché anche noi li vediamo sotto una luce diversa, esperendone nuove profondità.
Molto dello sguardo che riteniamo neutrale sul mondo è in realtà parziale. E anche la scenografia e la fotografia non fanno eccezione, portando avanti una rivoluzione in ciò che mostrano del quotidiano – un quotidiano solo all’apparenza familiare nel senso di già conosciuto/privo di sorprese.
Ha ricevuto un sacco di critiche… dalle fasce più maschiliste della popolazione
Già solo per tutti gli strilli e le vesti stracciate al grido di “non c’è manco un uomo che si salvi lì dentro, manco un barlume di speranza, e questo lo rende esagerato!”, “ok che il cinema non deve per forza mandare messaggi politici ma qui c’è una visione troppo unilaterale della faccenda!”, “adesso devo aver paura di guardare anche le donne negli occhi o di sorridere loro per strada?” sarebbe il caso di vederlo. In particolar modo se poi costoro fanno spallucce davanti ai film e alle serie TV che rappresentano la violenza sulle donne/soggettività queer nella maniera più efferata, che blaterano del concetto di “arte per arte” e che fanno fatica a riconoscere il patriarcato nella vita reale.
Era dai tempi di Thelma & Louise che non si vedeva un simile fermento, un simile tentativo di affossare un’opera così profondamente femminista.
E mentre gli MBEB continuano a sentirsi (giustamente) accusati, Rotten Tomatoes ha il 90% delle recensioni positive, i premi sono fioccati anche con le nomination ai Golden Globe e ai British Academy Film Awards, e il valore del film resta intatto.
Vanta dei nomi di primo livello nel cast e nella produzione
Non abbiamo solo Carey Mulligan, Laverne Cox, Jennifer Coolidge, Alfred Molina e i nomi che farò al punto 7, come cast artistico. Nel cast tecnico c’è Margot Robbie come produttrice, essendo stato prodotto dalla LuckyChap Entertainment. Come attivistə dovrebbe interessarci, visto che la sua casa di produzione, seppur recentissima (fondata nel 2014), ha già sfornato titoli pluripremiati e che stanno mettendo in discussione mascolinità tossica, Male Gaze e i ruoli stereotipati e rigidi che le attrici e le persone queer possono scegliere nel cinema. Posso citare I, Tonya (in italiano Tonya), sulla vita della controversa campionessa olimpica di pattinaggio Tonya Harding – film che ha suscitato scalpore perché con ironia, spirito e commedia nera ha umanizzato un’altra antieroina, odiatissima, bistrattata, vittima di violenza e body shaming, al centro del più grande scandalo sportivo del mondo del pattinaggio anni Novanta. Oppure posso citare Birds of Prey And The Fantabulous Emancipation of Harley Quinn (in italiano Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn), che qualunque cosa si possa pensare della riuscita finale ha decisamente cambiato il modo in cui si pensa alla figura di Harley Quinn, visto che passa da fantasia erotica maschile con una cieca lealtà al Joker a eroina con un passato meglio delineato e che si mette alla prova in modo diverso (anche con un gruppo di donne). Infine, posso citare anche il fatto che Margot Robbie sarà al cinema nell’estate del 2023 con un live action su Barbie, dimostrando che il ruolo di questa bambola nella cultura pop sia molto più complesso e femminista di quanto tendiamo a ricordare oggi – e infatti il film è scritto e diretto da Greta Gerwig, famosa per pellicole molto più scopertamente profonde nel delineare i personaggi femminili, come Lady Bird e la versione del 2020 di Piccole Donne con Emma Watson e Saoirse Ronan.
Di fatto, Promising Young Woman si inserisce nella lista di successi che la sua casa di produzione e la sua produttrice stanno avendo (nella critica, nei riconoscimenti ai BAFTA, agli Oscar, ai Golden Globe) nel riplasmare ciò che crediamo di sapere dei simboli della femminilità. Attraverso le loro opere stanno livellando il terreno perché le donne e le soggettività queer possano avere ruoli meno rigidamente codificati su piccolo e grande schermo. Stanno creando prodotti che diano voce a una prospettiva più queer, femminile e femminista, visto che incoraggiano anche i lavori di altre attrici e produttrici che altrimenti sarebbero state limitate (Emerald Fennell in testa, che con Promising Young Woman è al debutto della regia e finora era conosciuta solo per aver interpretato Camilla Shand in The Crown). Stanno inaugurando un circolo virtuoso in un’industria dominata da standard ancora oppressivi e machisti. E guardandolo inevitabilmente promuoviamo anche questo ottimo lavoro, da un punto di vista sia artistico sia politico.
Il cast, soprattutto di personaggi maschili, è stato scelto con estrema intelligenza
Chiunque abbia familiarità con le performance di Bo Burnham, Adam Brody, Alison Brie, Connie Britton, Sam Richardson, Chris Lowell, Max Greenfield, Christopher Mintz-Plasse avrà un grande shock per i ruoli che interpretano in questo film. Merito dell’accuratissima scelta del casting, che ha voluto “facce serene e rassicuranti, che van bene per tutti quanti” (cit.) in modo da scandalizzare quando si vedono i loro comportamenti nel privato, le loro opinioni, le loro contraddizioni, e purtroppo anche tutta la loro umanità.
Emerald Fennell, a ognuno degli interpreti personaggi maschili, ha esplicitamente detto “Tu sei convinto di aver rimorchiato in maniera legittima, comportati come il protagonista di qualunque commedia romantica”. Non c’è mai un vero e proprio momento in cui si trasformano in mostri col passamontagna che ti aggrediscono a tarda sera in un vicolo buio, perché la maggior parte dei molestatori e degli stupratori non è così. Ecco l’ennesima verità che spesso non vogliamo sentire, brillantemente esposta dal film: potrebbe essere chiunque non abbia messo in discussione mascolinità tossica e cultura dello stupro (e talvolta anche chi l’ha fatto ma in maniera incompleta) a compiere un atto così brutale.
E in quanto alle due interpreti di personaggi femminili, dimostra che chiunque possa essere una complice, quando non ha il coraggio di guardare a ciò che ha contribuito ad avallare.
Laverne Cox è divina
A un certo punto del minutaggio mi è capitato di pensare che fosse sprecata nel ruolo che le avevano dato… e Promising Young Woman mi ha ascoltato, regalandomi una delle migliori battute di tutto il film, citata pressoché ovunque se ne parli!
Laverne Cox ha un ruolo secondario, è vero, ma è colei che alla resa dei conti porta avanti il messaggio. È la voce della saggezza, della professionalità, della cura discreta, della lungimiranza, del guardare oltre le apparenze e allo stesso tempo fare spallucce commentando la vita con un umorismo asciutto e imperturbabile.
Non a caso, è anche una delle poche persone che Cassie tenga vicino. C’è tanto da imparare da lei, come attrice, come attivista e come essere umano, e sono felice che all’interno del cast le abbiano lasciato dare prova di sé.
La sceneggiatura è da Oscar
Collegato al punto 1, ha sapientemente mescolato generi assai diversi tra di loro e l’ha fatto senza mai perdere un colpo. Riesce a mantenere uno stile coeso e unitario, mosso dal principio di parlare di cose serie in maniera originale e brillante. Non solo ha vinto un Oscar, è stata anche proposta come analisi pagina per pagina da Francesco Trento in “Come si scrive una grande storia”, a dimostrazione del fatto che sia già materia di studio per le sue doti intrinseche.
La “morale” del film è brutale e necessaria
“Cos’è peggio?”, ha chiesto la regista Emerald Fennell durante un’intervista. “Qualcunə che ti entra in casa per darti un pugno, oppure qualcunə che regge davanti a te uno specchio perché ti renda conto che non sei la brava persona che credi di essere?”
Cassie fa esattamente questo con la gente implicata nella vicenda di Nina, ma fa questo con tuttə noi. Ci mostra che la cultura dello stupro non riguardi solo i nice guys che si illudono che tutto sia loro dovuto e gli sconosciuti armati di coltello nei vicoli bui.
La cultura dello stupro riguarda anche i genitori amorevoli che non ti hanno parlato di come abbiano vissuto un trauma “perché la tua rabbia ti accecava, era insostenibile”. Riguarda la rettrice di un ateneo rinomato, donna abituata a gestire con calma e saggezza le dispute nel corpo studentesco, che “riceve accuse del genere in continuazione” e non può permettersi, a suo dire, di rovinare la vita di ogni ragazzo che incontra, giacché lui è “innocente fino a prova contraria” e “fa male ammettere di essersi rese vulnerabili”. Riguarda la giovane madre di famiglia posata, allegra, affettuosa, un po’ melensa un po’ smorfiosa, ex universitaria scatenata, che dice che non puoi permetterti di bere fino a perdere i sensi ogni finesettimana e poi sperare che la gente ti creda “se dici di aver fatto sesso con uno che non volevi.” Riguarda una parente della vittima che ti dice di andare oltre, perché ricordare è troppo doloroso. Riguarda l’avvocato prestigioso che ha setacciato apposta il web alla ricerca di prove compromettenti per l’accusa, prendendo un extra per ogni denuncia ritirata, “come tutti nel suo ambiente”, e ha bullizzato tanto la vittima da indurla a rinunciare a ottenere giustizia. Riguarda chiunque credevi fosse unə amicə su cui contare, estraneə a questa brutta realtà perché si prende molta cura di chiunque incontri, un faro nel buio… eppure ha voltato la testa dall’altra parte quando s’è ritrovatə davanti a una situazione simile nel passato (o peggio, ha guardato ridendosela perché “era troppo giovane per capire”, e non se lo ricordava più).
Promising Young Woman mostra che non siamo mai al sicuro finché continuiamo a giustificarci e a ritenerci esenti. Non assolve la nostra vigliaccheria, le maschere che indossiamo quando parliamo di giusto e sbagliato. È un film che ci cattura all’inizio, scatenando la nostra curiosità, e ci strattona in un viaggio avvincente e al contempo brutalmente reale, scuotendoci per un’ottima causa. Una causa che riguarda chiunque. Un’esperienza che potrebbe capitare a chiunque.
Ma ci mostra anche che un’altra via sia possibile.
Mostra che le persone possano avere un risveglio, una presa di coscienza. Mostra che a volte la giustizia fai da te e la legge possano incontrarsi – mentre altre volte, purtroppo, no: sono i casi in cui sai che la legge non sia sempre giusta, e ti salvi solo distinguendola dall’etica.
Questo film è un’esperienza sconvolgente, irriverente, commovente, a tratti poetica e dolce, ma durissima anche nell’apertura alla speranza finale.
Sono sicura che farà discutere molto i cineforum, le associazioni, i collettivi in cui potrebbe essere proposto. Sono sicura che farà del bene anche a diverse persone che in privato decidessero di noleggiarlo su Chili (o in perfetto stile Millennial comprare il DVD!).
E in un’epoca in cui c’è sempre meno spazio, soprattutto in Italia, per i diritti umani, i diritti delle donne, i diritti di altre minoranze di cui l’attivismo femminista intersezionale ha il dovere di occuparsi, proporre una riflessione in merito è oltremodo cruciale.

